sabato, Aprile 13, 2024
HomeNotizieNBA partite: nuovo limite minimo delle 65 partite. Ma cosa c'è dietro...

NBA partite: nuovo limite minimo delle 65 partite. Ma cosa c’è dietro e sta funzionando davvero?

L’8 febbraio 2023, la NBPA – l’associazione dei giocatori della NBA – ha ufficialmente approvato le nuove regole per affrontare il “load management“, cioè la pratica delle squadre NBA di far riposare eccessivamente le loro superstar per evitare infortuni e stanchezza fisica. È entrato in vigore quindi un nuovo limite minimo per l’NBA partite: ovvero 65. A meno di 4 mesi dall’inizio della stagione, sono emersi diversi episodi controversi e le dichiarazioni dei giocatori stessi hanno sollevato dubbi sulla validità di tali cambiamenti.

NBA partite
NBA partite: l’infortunio di Joel Embiid

Quali sono le nuove regole?

A partire dalla stagione 2023-24, in base al nuovo CBA (collettive bargaining agreement) della NBA, è stato deciso che gli atleti dovranno disputare almeno 65 delle 82 partite di regular season per poter essere candidati ai premi individuali di fine stagione come l’MVP o il DPOY, nonché essere considerati per essere inclusi nei quintetti All-NBA o All-Defensive.

Per i giocatori di alto livello, la prospettiva di non poter concorrere per premi così prestigiosi come l’MVP può essere estremamente frustrante. Tuttavia, la questione che probabilmente pesa di più sui giocatori NBA è quella economica: essere inclusi o esclusi dai quintetti di fine stagione può fare una grande differenza nel valore dei contratti che possono ottenere.

NBA partite: con il nuovo limite come cambiano i contratti?

Per i rookie, il funzionamento del contratto è il seguente: i giocatori scelti nel primo giro del Draft (posizioni 1-30) firmano un contratto garantito per i primi due anni, che può essere prolungato a partire dal terzo anno. La cifra massima a cui possono prolungare il contratto corrisponde al 25% del salary cap della squadra. Nel 2024 equivale a circa 35 milioni di dollari. Se durante le prime quattro stagioni in NBA dimostrano di essere stelle emergenti, posso accedere al supermax, che arriva fino al 30% del salary cap.

Per i veterani, invece, il funzionamento è diverso. Coloro che hanno giocato almeno sette stagioni in NBA possono firmare dei supermax che raggiungono il 35% del salary cap complessivo della squadra. Per poter ottenere la massima cifra possibile, devono soddisfare determinati requisiti, come una selezione nel Team All-NBA o premi come il DPOY o il MVP. Questo spiega l’importanza del raggiungimento del limite minimo di 65 partite per alcuni giocatori, indipendentemente dalla corsa ai premi individuali più prestigiosi.

Sta funzionando davvero il limite NBA partite?

È difficile dare una risposta definitiva su questo argomento così complesso, poiché raramente le situazioni sono completamente bianche o nere. Tuttavia, se guardiamo la questione dal punto di vista degli spettatori, possiamo notare che i cambiamenti apportati stanno dando i loro frutti.

Nella scorsa stagione, considerando il periodo da ottobre a gennaio, i migliori 50 giocatori della NBA (in base al box plus/minus) hanno saltato un totale di 595 partite. Quest’anno, nello stesso periodo, il numero di partite saltate è sceso a 406. Cioè 381 escludendo la sospensione disciplinare di Ja Morant, il che rappresenta il numero più basso degli ultimi sette anni.

Anche se ci sono stati effetti collaterali come l’infortunio di Embiid e le polemiche dei giocatori coinvolti, l’obiettivo principale è stato raggiunto. Sarà interessante vedere come verrà gestita questa problematica nei prossimi anni, specialmente in situazioni in cui i candidati all’MVP potrebbero giocare una partita in meno del solito.

- Advertisement -
RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Ultime News